STAMPA – ecco la cravatta che torna protagonaista

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ECCO LA CRAVATTA CHE TORNA PROTAGONISTA | under costruction

Una sottile striscia di stoffa con tanta storia. Così si può definire la cravatta il più “inutile” degli accesori, che in questi tempi di addio al casual indiscriminato è tornata a guadagnare terreno. Se una striscia di pelle nera denota appartenenza al punk, una stretta fa “mod”, a disegni opticalfa “new wave”, classica fa ” inquadrato”, papillon fa snob, un po’ dandy, a disegni geometrici fa creativo avant-garde.
La cravatta è sempre espressione di scelta personale, un modo per concepire uno stile. La più nuova è non molto sottile in seta, cachemire, cotone a righe sottili “regimental”, o a due colori. Le più belle le ha create Armani: sono a righe trasversali grigie e verdi, rosso e grigio, verde e rosso, in tinta unita blu elettrico a riflessi cangianti, maron glacè chiaroa minutissimi disegni.
Per i più giovani l’emporio propone quelle ” preppy-style” a colori pastello. Da bandire quelle a colori sgargianti, in tessuto sintetico, in pelle quelle largotte; da pirtare con modrazione quelle di maglina jersey (mai dopo le sette di sera). Eccentrico ma nuovissimo un trionfo di righe: sulla giacca, sulla camicia, sulla cravatta, l’importante è provare e riprovare per scegliere i toni giusti. Ma ormai nessuna cravatta si può dire sia completamente irrecuperabile. Vedere per credere da SURPLUS di Milano, dove trionfano quelle che probabilmente portava Al Capone, create da designer e artisti contemporanei. È il trionfo del kitch, c’è perfino quella trasparente, farcita di rifiuti urbani. Ciò che oggi fa moda, nella cravatta, è l’arte di annodarsela, che discende dal famosissimo Lord Brummel.
Provate a scommettere cosa regalerete questo Natale…

Rosanna Vacalebre, Avvenire, 1983

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